Al Thai vuole essere innanzitutto il tentativo di coniugare in un’unica variante grafica, alternativa all’omofona parola designante il noto oronimo centrasiatico, scaturente da un accostamento ideale delle due prospettive morfologico-geografiche ed etnolinguistiche, di cui la prima è prettamente continentale, monolitica, simbolicamente legata all’inviolabilità ed alla ieraticità delle vette e agli strati superiori dell’atmosfera, su cui risiedono divinità uraniche come Tängri o Bay Ülgen, e Kara Khan, ascrivibile alla medesima cui si rifanno i popoli altaici, i paleoasiatici e la maggior parte dei popoli indoeuropei, mentre l’altra, antitetica, quindi più erratica, legata alla mutevolezza dell’elemento liquido, alla sacralità delle acque e alle civiltà del Sud-Est, all’area del Pacifico, al simbolismo dei dragoni e dei serpenti, in una sola parola ai Naga.
Sebbene fra le due summenzionate realtà si possa ravvisare una certa idiosincrasia, di fatto il loro accostamento costituisce una summa, una sintesi a vari livelli, realizzata inizialmente nel dominio dell’esperienza personale di chi scrive, ma nondimeno in relazione al tentativo di trovare precursori illustri circa la formulazione di contenuti simili nell’impostazione a quelli proposti in questo nostro sito. Ricorderemo a tale proposito, che siffatta prospettiva, sebbene con finalità esulanti dalle nostre, costituì altresì un ambito di ricerca di vari studiosi e storici thailandesi, fra cui il principe Damrong Rajanubhab, สมเด็จพระเจ้าบรมวงศ์เธอ กรมพระยาดำรงราชานุภาพ, considerato uno degli antesignani ed artefici della storiografia di questo paese, uno dei più influenti intellettuali del suo tempo.
Altai è il nome di un imponente sistema montuoso, che si sviluppa per circa 2000 km con andamento nord-ovest/sud-est proprio al centro geografico dell’Asia, costituendo il confine naturale tra Khazakhstan, Mongolia e Cina, la cui denominazione proviene dalla voce antico-turca Altun-Tag, Monte d’oro, che l’ambasciatore bizantino Zemarco di Cilicia chiama Ektag, dal turco: aq –bianco e tag –monte, noto alle cronache cinesi come 金山-Jin Shan, Monte d’oro.
Il termine in questione trova una connessione con la Thailandia, oltre che per l’assonanza da noi posta in evidenza, in virtù di un riferimento contenuto nelle antiche cronache cinesi, secondo cui pare che gli antenati della nazione thailandese, detti Ai Lao, progenitori di tutti i popoli tailandesi, fossero originari dalle pendici meridionali dei monti Altai. Questi, in seguito dall’Altai si spostarono verso il Sud della Cina, dove fondarono il regno Nanchao, corrispondente alle odierne province dello Yunnan, di Guang-xi e alla regione di Canton. Si obietterà che Thailandia, ovvero Muang Thai, significa anche “Paese dei liberi”, a proposito di ciò Alessandro Bausani, quasi a voler suffragare l’ipotesi da noi qui propugnata, puntualizza e precisa che l’identità fonetica dell’etnonimo thai di Thailandia e quello dell’omofono aggettivo significante “libero” sia una mera coincidenza. Il resto è storia documentata.
L’affermazione tuttavia è audace in quanto, questa dell’Altai, è un’area d’etnogenesi di moltissimi popoli, in primis gli omonimi Altaici, ovvero i Turco-mongoli-tungusi, ma anche dei Samoyedi, dei Paleoasiberiani e chissà di quant’altri, pensiamo ai Wu-sun, popolo europide che nel II secolo a.C. si affaccia su queste regioni.
Del resto anche l’altro influsso, quello inerente l’etnogenesi pacifico-meridionale dei Thailandesi, legato alla sacralità delle acque, ai serpenti, ai dragoni, ai Naga, descritto da Mircea Eliade e Sumet Jumsai si riverbera, quasi nel voler trovare un ulteriore punto di incontro, in un complesso mitopoietico continentale, presente nella cosmogonia altaica, in cui si dice che all’inizio dei tempi, la divinità Kara Khan o Kayra Khan, verso cui ancor’oggi a Tuva ed in Mongolia è rivolto un culto, stagliandosi di fronte alle acque del mare ne estrasse l’uomo ed una stella che gli permise la vita. Il nostro parere in merito alla questione dell’origine meridionale è che tale influenza non sia comunque dissociabile dalla cultura e dal carattere thailandesi, nel senso che pur ammettendo una genesi alloctona, si può dire che, nel corso dei secoli, essa si sia tramutata in una sorta di presenza sintropica e catalizzatrice dello spirito di questo paese.
Soprattutto il simbolismo del Naga, il serpente, stilizzato in quella nota immagine iconografica raffigurante il Buddha avvolto da uno o più cobra, in thailandese งู-ngoo, oppure dai due draghi decoranti la scalinata che conduce al Doi Suthep, nella città di Chiang Mai.
La nostra vuole essere così una sintesi, un accostamento, come innanzi accennato, a più livelli traente spunto dalla sinuosità rappresentata del motivo simbolico del Naga, che traspare fin dalle più disparate modalità estetico-artistiche in cui s’esplicano il genio e la cultura tradizionale thailandesi come ad esempio nei motivi ornamentali dell’architettura dei wat, nelle volute spiraliformi della scrittura, nell’esecuzione delle danze o nelle arti marziali, ma soprattutto nelle movenze ondeggianti e flessuose del massaggio tradizionale thailandese, il celebre นวดโบราณ-Nuad BöRarn, nell’intento di compiere questo percorso a ritroso lungo la storia nazionale onde cingere idealmente ancora una volta le vette dei monti Altai.